Investire in Startup nel 2022: come fare e perché conviene

Investire in Startup nel 2022: come fare e perché conviene

Investire in startup è una scelta interessante per tutti coloro che vogliono puntare su società giovani con un forte potenziale per crescere. Le giovani società che devono ancora esprimere il loro valore sono investimenti rischiosi, ma potenzialmente molto redditizi. Dopotutto anche le aziende più grandi al mondo, da Apple a Google, sono state in passato delle piccole startup innovative.

Oggi è diventato molto più semplice trovare startup su cui investire e esporsi con il proprio capitale a questo tipo di aziende. Dalle piattaforme di crowdfunding ai broker come eToro, è possibile investire in sicurezza sia sulle startup già quotate in Borsa che su quelle non ancora quotate.

investire in startup
Investire in startup può essere rischioso, ma il ritorno potenziale è estremamente alto

Investire in startup conviene?

Investire in startup conviene, soprattutto quando lo si fa con intelligenza. Non soltanto queste società impegnano le loro forze per il progresso dell’economia e della società, ma il loro potenziale di crescita è una prospettiva allettante. Per le aziende più giovani, non è raro che il fatturato cresca di 4-5 volte da un anno all’altro. Inoltre è sempre più facile trovare modi efficienti per investire in queste giovani promesse, anche senza affidarsi a fondi e senza avere grandi capitali.

Quando un’azienda è molto giovane, diversi aspetti la rendono un investimento appetibile:

  • La valutazione è bassa, perché i numeri del bilancio sono ancora piccoli;
  • Il margine per crescere all’interno del settore in cui l’azienda opera è grande;
  • Molti investitori avversi al rischio tralasciano questo tipo di opportunità, per cui creano un’inefficienza nel mercato che favorisce chi è disposto a rischiare;
  • Nel corso del tempo l’azienda potrebbe non soltanto crescere, ma anche essere acquisita o quotarsi in Borsa con un grande premio per gli investitori della prima ora.

Chiaramente, dall’altra parte, c’è il rischio a fare da contraltare a tutti questi lati positivi. Un’azienda in affari da due anni, con un fatturato relativamente basso, non ha di certo la stessa solidità di aziende consolidate come Enel o Samsung. Questo è un aspetto da tenere a mente, perché non tutte le startup sono destinate al successo nel corso del tempo.

Perché investire in startup

Investire in startup significa avere un impatto con il proprio capitale, oltre che cercare di farlo crescere. Le aziende giovani con idee per innovare sono un valore aggiunto per tutta la società. Questo è vero soprattutto negli ultimi anni, segnati da un aumento di aziende che operano nella green economy e nel mondo della sostenibilità. Nuove tecnologie e modi più efficienti di operare in un mercato sono ciò che segna il progresso nel tempo del mondo in cui viviamo.

Oltre a tutto questo, gli investimenti in startup offrono un potenziale di crescita difficile da trovare in qualunque altro tipo di asset class. Un’azienda può avere una valutazione di 30 milioni di euro nel 2022 e arrivare a essere uno unicorn, cioè una startup valutata dal mercato oltre un miliardo di dollari, nel corso di qualche anno. Non è un percorso semplice e non tutte le società ci riescono, ma le storie di successo sono tante.

In qualsiasi caso, aiutare lo sviluppo della società non è mai una cattiva idea. Negli ultimi dieci anni, per altro, anche in Italia e più in generale in Europa sono nate delle startup molto interessanti. Quello che prima era un mondo quasi esclusivamente americano e cinese, ora trova terreno fertile anche nel nostro Paese.

Dove investire in startup

Chi investe in startup, solitamente, lo fa comprando delle quote all’interno della società o prestando del denaro all’azienda. Detto questo, ci sono diversi modi per fare queste due cose. A seconda delle dimensioni della startup e del fatto che sia quotata o meno, cambiano anche gli intermediari a cui rivolgersi per investire.

Di seguito presenteremo le principali modalità per fare investimenti in startup. Bisogna comunque tenere a mente che non tutte le aziende accettano investitori, specie se sono retail investor. Le aziende non quotate in Borsa possono decidere di fare dei round di investimento oppure no, a seconda delle priorità dei founder. Inoltre è importante sapere che non tutte le startup sono davvero valutate a una cifra congrua rispetto al loro potenziale, soprattutto nei momenti di bolla speculativa come quelli che abbiamo vissuto alla fine del 2021.

Crowdfunding

Il crowdfunding -letteralmente “raccolta di fondi dal pubblico”- è il principale metodo con cui gli investitori al dettaglio possono investire direttamente in società non ancora quotate in Borsa. Ci sono tre tipologie prevalenti di crowdfunding:

  • Equity – La forma più diffusa, in cui gli investitori vengono remunerati con delle quote di proprietà della società;
  • Reward – Molto utilizzata soprattutto per le società che ancora non sono arrivate a vendere su scala commerciale il loro prodotto o servizio. Gli investitori vengono ricompensati direttamente ricevendo i prodotti o i servizi dell’impresa;
  • Lending – Rara ma comunque possibile, è una forma di crowdfunding in cui si presta denaro a una startup in cambio di un tasso di interesse.

Rispetto ad altre forme di investimento, come l’acquisto di titoli quotati in Borsa, il crowdfunding presenta dei rischi leggermente superiori. Solitamente si tratta di startup molto giovani, ancora in fase di sviluppo dei prototipi o appena arrivate a operare sul mercato. Il vantaggio è proprio che, essendo aziende ancora così piccole, chi lo desidera può investire quando la loro valutazione è ancora molto bassa.

Gli svantaggi legati al crowdfunding, invece, hanno a che fare con due aspetti. Il primo è il rischio: aziende molto giovani, non ancora quotate, non hanno grandi obblighi di trasparenza nei confronti degli investitori e corrono il serio rischio di fallire nel corso del tempo. Il secondo è il fatto che si tratta di investimenti poco liquidi. A meno che l’azienda non venga acquisita o non si quoti in Borsa, è difficile trovare mercato per rivendere le proprie quote.

Migliori piattaforme di crowdfunding

Le piattaforme di crowdfunding devono essere autorizzate da Consob, per legge. Tra le piattaforme autorizzate, qui segnaliamo quelle più importanti per volumi e quota di mercato in Italia:

Segnaliamo anche le piattaforme KickstarterRepublic.com. Non sono autorizzate da Consob e non riguardano le attività di crowdfunding a livello italiano, ma sono entrambe molto conosciute a livello internazionale. Kickstater è famosa soprattutto per essere la piattaforma #1 al mondo nel reward crowdfunding, mentre Republic.com è adocchiata dalle startup che vogliono cedere equity ma sono già potenziali indiziate per una quotazione in Borsa.

Investire in startup in Borsa

Oggi è molto frequente che una società si quoti in Borsa mentre è ancora una startup. Non solo è più facile raccogliere fondi, ma si è creato un mercato molto dinamico per questo tipo di titoli. La stessa società può attrarre molti più investitori se le sue quote vengono scambiate su un mercato regolamentato. Ci sono diversi buoni motivi per cui questo avviene:

  • Le azioni sono liquide, cioè le si può comprare e vendere molto facilmente in qualunque momento;
  • In qualunque istante si può sapere esattamente a quanto ammonta il valore della propria quota;
  • C’è un mercato regolamentato che garantisce un andamento corretto e rapido delle transazioni;
  • Si possono investire cifre anche molto basse;
  • Le aziende quotate hanno forti obblighi di trasparenza verso gli investitori, con molte informazioni di dominio pubblico.

Solitamente le startup già quotate in Borsa sono più grandi di quelle non quotate. Di solito hanno già raggiunto i cento dipendenti e i tre anni di storia, con numeri di bilancio -almeno per la maggior parte- già piuttosto importanti. La società è ancora nella sua prima fase di espansione e continua a crescere a un tasso rapido, ma non è più una realtà da garage.

Per questo motivo, investendo in startup già quotate in Borsa si ottengono sia un rischio che un rendimento più bassi di quelli che si possono ottenere con le startup non quotate. Dall’altra parte si tratta comunque di investimenti con un ritorno potenziale molto alto e un profilo di rischio più alto rispetto alle società già molto capitalizzate e quotate da anni.

Migliori broker di azioni

La scelta, per quanto riguarda i broker di azioni, è quasi sconfinata. Anche in questo caso, però, è molto fare importante alle caratteristiche della piattaforma. In primis alla sicurezza, scegliendo sempre intermediari autorizzati Consob e regolamentati in Europa. Inoltre è importante confrontare i costi di intermediazione e la facilità di utilizzo della piattaforma.

Noi consigliamo di rivolgersi a intermediari specializzati piuttosto che alle banche o a Poste Italiane. I costi sono più bassi, le piattaforme più intuitive e i processi per l’apertura e la gestione del conto sono più semplici. Quelli più convenienti in questo momento sono:

Tutti e tre questi broker offrono un ampio ventaglio di azioni, che include tantissime startup di tutto il mondo. Nel caso di eToro e XTB in particolare, è persino possibile investire in azioni vere e proprie senza pagare commissioni.

infografica con differenze tra i diversi modi per investire in startup
I diversi modi possibili per investire in startup

Private equity e fondi d’investimento

Un terzo modo per investire in startup è farlo indirettamente, investendo il capitale in realtà che si occupano di questo. Esistono molti fondi di private equity che raccolgono il denaro dagli investitori e lo investono in piccole società promettenti. Lo svantaggio di questo sistema è che nella maggior parte dei casi bisogna avere capitali importanti per poter partecipare a questo tipo di fondi.

Volendo, in realtà, ci sono ormai anche aziende quotate che si occupano di investire in startup. Questa può essere una buona soluzione per evitare le restrizioni dei classici fondi di venture. Inoltre è importante ricordare che ogni azienda che investa in società quotate in Borsa ha dei costi fissi e deve a sua volta avere dei margini. Per questo motivo una parte del rendimento verrà limitata dall’impatto dei costi.

Anche se i costi sono un limite rispetto agli investimenti diretti, bisogna considerare che questi servono a remunerare un team di professionisti. Questi si occupano a tempo pieno di capire su quali startup investire, oltre ad avere dati storici importanti su cui basarsi.

Principali fondi di venture e private equity

Di seguito riportiamo alcune grandi società che si occupano, sia in Italia che a livello internazionale, di investire in startup.

  • Rocket Internet
  • Blackstone
  • Softbank
  • Innogest
  • Azimut
  • P101
  • Apollo Global Management

Alcune delle società menzionate sono quotate in Borsa. Comprando le azioni, dunque, si diventa parzialmente soci di queste realtà che a loro involta investono in startup. Usando eToro è possibile comprare questi titoli senza commissioni.

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Startup innovative: detrazione fiscale per chi investe

L’ordinamento giuridico italiano riconosce le startup innovative, aziende che rispettano precisi requisiti di innovazione e utilizzo delle proprie risorse. Chi investe in questo tipo di società ha diritto a detrazioni fiscali importanti, grazie all’adozione di una più ampia normativa europea. Nello specifico, parliamo del D.L. 34/2020, art. 38, commi 7 e 8.

infografica con agevolazioni fiscali per chi investe in startup
Investire in startup innovative è reso ancora più conveniente dalle agevolazioni fiscali

Stando a questa normativa, è possibile ottenere una detrazione IRPEF del 50% per investimenti fino a 100.000€ annui in startup innovative e 300.000€ per PMI innovative. Sopra questo limite, si può comunque ottenere una detrazione del 30% sulla cifra in eccesso.

Grazie a questa misura, lo Stato praticamente riconosce agli investitori una specie di assicurazione sul proprio investimento. Se anche tutto dovesse andare male per l’investitore, avrebbe comunque recuperato almeno la metà del suo capitale investito sotto forma di detrazione fiscale. Sono validi sia gli investimenti effettuati direttamente, sia quelli tramite OICR -la forma giuridica dei fondi di venture capital in Italia-.

Ai fini della validità della detrazione, è importante ricordare che l’investimento deve essere registrato sulla apposita piattaforma dal legale rappresentante della startup.

Conclusioni

Investire in startup permette agli investitori di esporsi alla crescita di aziende ad alto tasso di innovazione. Non solo questo ha un impatto sulla società, ma anche un potenziale importante in termini di rendimento. Chiaramente non tutte le startup scrivono delle storie di successo come quelle di PayPal o di Airbnb, ma si sa che ce ne saranno delle altre. Valutare con attenzione il management e il modello di business delle imprese su cui si investe è importante, ma soprattutto è importante diversificare gli investimenti.

La maggior parte dei fondi di venture di successo è cresciuta proprio finanziando tantissimi progetti con una parte molto piccola del proprio capitale. La natura volatile delle startup impone un approccio molto distaccato e legato a tanti settori; utile anche cercare di cavalcare i trend economici, come in questo momento lo sono l’intelligenza artificiale e blockchain. Anche nel caso in cui le startup dei settori molto in voga dovessero performare male, di solito vengono comunque acquisite con valutazioni importanti da qualche concorrente.

La facilità con cui oggi è possibile iniziare a investire in startup non ha precedenti. Dalle piattaforme di crowdfunding fino ai broker come eToro e XTB, chiunque può essere nel proprio piccolo un business angel. Ora che anche in Italia questo tipo di investimenti è diventato più conosciuto, un crescente flusso di capitali verso le startup potrebbe davvero aiutare a dare slancio all’economia del Paese.

FAQ

Cos’è una startup innovativa?

Le normative italiane (DL 179/2012, art. 25, comma 2) definiscono startup innovativa una società che rispetta questi requisiti:
– Non ha mai distribuito utili
– Fattura meno di 5 milioni di euro all’anno
– Ha sede produttiva o almeno una filiale in Italia
– Non è quotata in Borsa
– Non rappresenta il ramo o lo spin off di un’altra azienda
Inoltre la società deve rispettare almeno due di questi requisiti: investe almeno il 15% del proprio fatturato in ricerca e sviluppo, è titolare di brevetti o software registrati e impiega personale altamente qualificato.

Perché investire in startup conviene?

Una startup solitamente ha una valutazione molto bassa rispetto al suo potenziale, perché esiste il rischio che la società possa fallire nei suoi primi anni di vita. Chi è disposto a correre questo rischio, oltre a contribuire all’innovazione tecnologica con il suo capitale, può anche ottenere rendimenti che società già consolidate non possono offrire.

Come scegliere le startup su cui investire?

Per scegliere le startup su cui investire è importante considerare il modello di business dell’azienda, le qualifiche di manager e fondatori, le proiezioni finanziarie e la crescita del settore in cui l’azienda opera.

Come si può investire in startup?

I migliori modi per investire in startup sono attraverso il crowdfunding, se la società non è ancora quotata in Borsa, oppure comprando le azioni nel caso la società fosse già quotata.

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alessandro

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